venerdì 11 aprile 2014

Nel mare ci sono i coccodrilli. Storia vera di Enaiatollah Akbari


DSC_0021Non saprei nemmeno da dove cominciare a raccontare questo libro. Direi che potrei cominciare dal pensiero che ho avuto appena ho finito (tra le lacrime) l’ultima pagina: “questo libro dovrebbe essere di lettura obbligatoria a scuola”. Perché nessuno può capire davvero il dramma dell’immigrazione, capirlo per davvero, senza leggere queste pagine. E capire cosa c’è dietro aiuterebbe l’integrazione. Credo che per molti queste pagine possano essere la fonte d’ispirazione per cambiare il loro pensiero razzista, nato da una società che incolpa gli immigrati di tutto.




L’inizio del libro parla da se: “ Il fatto, ecco, il fatto è che non me l’aspettavo che lei andasse via davvero. Non è che a dieci anni, addormentandoti la sera, una sera come tante (…) anche se tua madre, prima di addormentarti, ti ha preso la testa e se l’è stretta al petto per un tempo lungo, più lungo del solito e ha detto: Tre cose non devi fare mai nella vita, Enaiat jan, per nessun motivo. La prima è usare droghe. (…) La seconda è usare le armi. (…) La terza è rubare (…) Anche se tua madre ti dice tutte queste cose (…) è difficile pensare che ciò che ti sta dicendo sia: addio

Enaiat è un bambino afgano di 10 anni (circa perché nessuno sa quando è nato). Suo padre è morto mentre trasportava un carico di pietre. Questo carico di pietre è andato perduto e il padrone di suo padre chiede la vita di Enaiat come risarcimento. Per salvarle la vita sua madre lo porta in Pakistan e lo abbandona. Da qui comincia la vita da clandestino di questo bambino costretto a diventare uomo. Da Kabul a Torino in un viaggio alla ricerca di un posto dove fermarsi.
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Il libro è scritto egregiamente da Fabio Geda, in prima persona. I passaggi che Geda ritiene importanti, oppure quelle in cui le risposte di Enaiat sono così sincere da dover trascriverle integre, sono scritti in corsivo e lasciano a bocca aperta. Perché nelle parole di Enaiat c’è saggezza, molta saggezza, quella che da la vita, ma Enaiat ha solo 21 anni (forse). Si legge avidamente e si spera che le sofferenze non siano vane, che Enaiat sopravviva a tutto e a tutti. Quando diventi genitore il mondo si vede con occhi diversi e in questo libro, Enaiat diventa anche figlio, vorresti poterlo proteggere di tutto il male che trova intorno. E ti sorprende la naturalità con cui affronta tutto, la sua consapevolezza, il suo modo di essere, di fare le cose senza cattiveria, con impegno. Il momento in cui realizza che è diventato grande: si fissa l’oggettivo di trovare il suo posto al modo e niente o nessuno lo fermerà. Il suo modo di aiutare gli altri, anche se sarebbe lui il bisognoso…

DSC_0024Si passa da passaggi tranquilli (la vita come operaio edile) a momenti tragici che Enaiat vive con la consapevolezza che non è ancora arrivato il suo turno, lui lotta ancora. E’ struggente pensare a un bambino che non vuole lasciar morire un compagno di viaggio ma si vede costretto ad abbandonarlo…. 

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Scopriamo quanto sia in realtà “colpa nostra” questa crisi, questa mancanza di lavoro, perché per strada un capo cantiere può tranquillamente prendere un bambini (UN BAMBINO) e portarlo a lavorare. E la polizia quando gli arresta chiede una sorta di “riscatto” per non rimpatriargli. O ancora, pensare a un bambino che scopre il male degli uomini mentre dorme sotto le stelle in un parco, insieme ad altri bambini… E sono solo i bambini che si proteggono l’un l’altro.
Arriva in Italia e tu, lettore, respiri. Pensi, dai è qui, ormai va tutto bene… Ecco, finisce in comunità, lui che ha vissuto libero tutta la vita. Fortunatamente le persone buone al modo esistono ancora e Enaiat ha trovato una persona, una famiglia che lo ha accolto come a un figlio. E vorrei leggere un libro sulla loro esperienza e sul perché della loro decisione perché non gli conosco ma gli ammiro profondamente.

Per Enaiat la storia finisce bene. Anche per sua mamma finisce bene…. Questo lascia un po’ la sensazione che alla fine tutto si risolve…. Salvo poi accendere la tivù (in quelle rarissime occasioni…) e vedere la realtà nel mondo (molto ma molto nascosta questa realtà, molto dolcificata): Lampedusa, i barconi, le notizie di immigrati lasciati a vagare nel deserto, l’Europa che se ne frega e…. Noi! Anche noi ce ne freghiamo perché cosa possiamo fare noi? Di questo mi sento un po’ colpevole, dico la verità, ma per lo meno adesso vedo, guardo con altri occhi l’immigrante. Dunque qualcosa ho imparato, spero!
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Titolo Nel mare ci sono i coccodrilli. Storia vera di Enaiatollah Akbari
Autore Fabio Geda
Editoriale Mondadori su licenza Baldini Castoldi Dalai editori S.p.A
Pagine 155
Prezzo € 9,00
Valutazione personale StellaStellaStellaStellaStella



“- Come si trova un posto per crescere Enaiat? Come lo si distingue da un altro?
- Lo riconosci perché non ti viene voglia di andare via. 
Certo, non perché sia perfetto. Non esistono posti perfetti. 
Ma esistono posti dove, per lo meno, nessuno cerca di farti del male”

Con questo posto partecipo per la prima volta (emozionata!) alla bellissima iniziativa #ilvenerdìdellibro di Homemademamma